PIEDE PIATTO: COS'È?


Il piede piatto è un’alterazione della morfologia del piede che consiste in un abbassamento della volta mediale longitudinale.

Durante le visite diversi pazienti si rivolgono a me affermando di avere un piede piatto, ma nella maggior parte dei casi si tratta, in realtà, di un piede pronato. 
Perché questa confusione? 
Molti confondono il piattismo con la pronazione, ossia con il valgismo esterno del retropiede che consiste nel calcagno che spinge verso l’esterno. 
Quindi, come sempre ribadisco, le diagnosi devono essere fatte da professionisti (specialisti del piede in questo caso). Il piede piatto è l’opposto del piede cavo.

Il piattismo è una patologia che può essere curata soltanto nella fase di accrescimento osseo, ossia entro massimo i 14/15 anni di età. Una volta che l’osso è maturato l’intervento viene sconsigliato, a meno che non ci siano importanti deficit funzionali oppure evidenti dolori con i quali il paziente non riesce a convivere.


Dunque, nello specifico caso di questa patologia il genitore ha un ruolo fondamentale: è importante far sì che i propri figli vengano controllati da pediatri ortopedici fin dai primi passi, con costanza e in modo tale da poter intervenire prontamente e durante la fascia di età più giusta. 
Nel caso del piattismo bisogna subito iniziare con l’approccio conservativo, cioè con l’utilizzo di un plantare. Quest’ultimo è usato come terapia che, se eseguita in modo corretto e precoce, può andare a correggere il piattismo o la pronazione e quindi ad evitare l’intervento chirurgico.

Ci sono diversi gradi di piattismo: I, II e III. 
Il preciso grado di alterazione può essere individuato attraverso un esame baropodometrico, con il quale si vede l’impronta del piede e quindi il livello di piattismo. Un campanello di allarme è sicuramente l’elemento familiarità.

Nel caso del piattismo individuato nei bambini, come dicevamo, una volta conosciuto il grado e iniziata la terapia con il plantare, occorre controllare quest’ultimo ogni 4-5 mesi ed eventualmente modificarlo in base ai cambiamenti relativi al grado di piattismo o dovuti allo sviluppo. La fase di crescita, difatti, è molto delicata ed è caratterizzata da cambiamenti importanti, tali da richiedere una modifica del plantare.
Nel corso della terapia si deve valutare l’efficacia del plantare stesso nella correzione dell’alterazione e intorno ai 10/11 anni si va a considerare, eventualmente, la necessità di intervenire chirurgicamente.


L’intervento viene eseguito con anestesia poplitea, quindi addormentando la regione che va dal ginocchio in giù. Viene fatta una piccola incisione sotto al malleolo e sotto guida scopica viene inserita una vite nel seno del tarso, in modo da andare a restituire al piede la volta longitudinale.
Personalmente uso la vite riassorbibile di Giannini, ma esistono anche viti di metallo non riassorbibili che in età adulta potrebbero creare fastidi e che, pertanto, andranno rimosse. Il post-intervento richiede l’utilizzo di un tutore per 21 giorni, periodo durante il quale il piede non dovrà essere appoggiato. Una volta rimosso il tutore, il carico sul piede deve avvenire gradualmente, finché non si verifica una completa guarigione intorno a un mese, massimo due. I bambini, a differenza degli adulti, hanno sicuramente un recupero molto più veloce. 
C’è chi sceglie di operare entrambi i piedi contemporaneamente, ma personalmente lo sconsiglio per evitare di rendere il decorso post operatorio invalidante per il bambino.

Con il piede piatto i bambini condurranno una vita normale, anche sotto l’aspetto sportivo. Si consigliano comunque calzature adatte a contenere il plantare e che garantiscano un buon sostegno alla caviglia, dal momento che il piattismo predispone alle distorsioni. Mi sento di sconsigliare, invece, quelle attività sportive che non prevedono l’utilizzo di calzature (come le arti marziali).

Cosa succede se il piede piatto non viene curato o operato in giovane età? 
Avere i piedi piatti dalla nascita e, quindi, un appoggio non corretto fin dai primi passi, vuol dire avere conseguenze sulle articolazioni nel lungo periodo: caviglie, ginocchio e anche schiena. Si potrebbero verificare problematiche serie e anche deformità come valgismo, metatarsalgia, degenerazione articolare e quindi artrosi dolorose o dismetrie serie, che se iniziano a dare fastidio possono rendere necessario il ricorso ad interventi chirurgici ben più importanti. 
Quindi, come sempre, la prevenzione è la soluzione più efficace.


Il piede piatto non sempre è causa di dolore. Spesso con tale problematica si può convivere a vita. Ci sono professionisti dello sport che presentano piattismo o piede pronato, come Bolt che tuttavia è l’uomo più veloce del mondo. 

Concludo ribadendo, ancora una volta, che occorre prevenire sempre e che bisogna intervenire soltanto in caso di dolore e quando il problema si traduce in una limitazione importante per la propria vita.

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