ALLUCE VALGO: INTERVENTO SOLO IN CASO DI DOLORE?


L’alluce valgo è una patologia che, una volta diagnosticata, può prevedere la possibilità di intervenire chirurgicamente, ma a una condizione ben precisa: intervenire solo se la problematica ortopedica è tale da compromettere la funzionalità del piede. 
Ciò significa che non si opera l’alluce se vi è solo un problema estetico come molti erroneamente pensano.

Uno dei primi indicatori che portano a optare per l’intervento è il dolore che l’alluce causa al paziente, e a ciò si aggiungono i disagi fisici e funzionali causati dalla deformità del piede. 
Ma non bisogna farsi trarre in inganno! Infatti, chi decide di eseguire l’intervento deve essere consapevole che, come per tutti gli interventi, esiste una percentuale, seppur bassa, che possano subentrare delle complicanze, anche se si tratta di un “banale” alluce valgo. 


Le complicanze più frequenti e comunque reversibili quando interveniamo sulla correzione dell’alluce valgo sono: 
- Recidiva della deformità dell’alluce valgo, che consiste nel veder nuovamente insorgere la fastidiosa noce sull’alluce dopo pochi mesi o anni dall’intervento e che, a volte, è anche più grave rispetto alla manifestazione precedente; 
- Rigidità dell’alluce, che consiste in una vera limitazione meccanica dell’alluce dovuta a fenomeni artrosici importanti dell’articolazione metatarso-falangea;


- Complicanze dovute alla frattura ossea, che consiste nella possibilità di incontrare delle complicanze nella formazione autonoma del callo osseo dopo 40 giorni dall’intervento dato che, per intervenire sull’alluce valgo, è necessario creare una osteotomia del primo metatarso funzionale per consentire la correzione. 
In questo caso ci troviamo davanti ad una pseudo artrosi ed è necessario intervenire di nuovo. 
Possono anche esserci fratture calcificate in maniera non corretta e, anche in questo caso, è necessario re-intervenire. 
- Complicanze dovute da un atteggiamento negligente del paziente, infatti, per l’intervento di alluce valgo, il chirurgo non è l’unico protagonista. 
Il paziente è fondamentale per la riuscita dell’intervento, soprattutto per la fase post-operatoria e nella fase di mantenimento del corretto stato di salute del piede. 
L’uso della magnetoterapia, di integratori e di farmaci prescritti, il riposo e il non carico eccessivo sul piede operato sono alcuni degli accorgimenti fondamentali per il decorso post-operatorio, per facilitare la calcificazione ossea e per escludere l’insorgenza di qualsiasi tipo di complicanza. 
- Complicanze dovute all’insorgenza di infezioni da intervento chirurgico, che consiste nella possibilità che si possano presentare, come per ogni tipologia di intervento, delle infezioni.
C’è da dire, però, che con la tecnica percutanea questo rischio si riduce a una percentuale molto bassa grazie alla particolarità dell’intervento, il quale necessita solo di due piccoli forellini di accesso in fase operatoria. 
 
Possiamo dire che la Tecnica PBS si differenzia dalle altre per la non invasività e per avere possibilità molto basse che si possano verificare le complicanze sopracitate. 
 
Come sempre concludo lasciandovi alcuni consigli utili per evitare le complicanze appena descritte: 
• Utilizzare scarpe comode, evitare l’abuso di tacchi o di scarpe ballerine eccessivamente basse. 
• Rivalutare, attraverso un esame baropodometrico, il corretto appoggio del piede dopo l’operazione. 
• Aiutare il piede con l’uso di plantari per evitare possibili recidive e per escludere la possibilità di far “ammalare” le altri articolazioni. 

Ci sono, poi, situazioni non propriamente sotto il nostro controllo, come la gravidanza, la menopausa e l’obesità, che possono compromettere la salute dei piedi, anche di quelli già operati, e difficilmente possiamo bloccarne il decorso. 

D’altro canto, ci sono tantissime altre situazioni che derivano dalla mancata ammissione di colpa da parte del chirurgo ortopedico, il quale può far diventare la complicanza un problema importante per il paziente. È necessario essere corretti e saper riconoscere l’errore quando l’intervento non è riuscito per poter risolvere prontamente il problema, per la salute del paziente e per salvaguardare il rapporto di stima paziente-medico. 


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